Have you ever spoken to somebody about your life when you are tipsy or just in a weird mood? Sometimes you feel the need to talk to strangers, taking for granted they are kind people. You vulgar shyness is soothed by alcohol, natural endorphines, cold weather, human basic instincts or just temporary boldness. This blog is a conversation to strangers in a café. So just grab a cup of freshly made coffee and join me at the table if you want.
(Everyday there's a woman in the mirror asking me "what are you doing here?")
"He sat down on a grassy bank and looked at the city that surrounded him, and thought, one day he would have to go home. And one day he would have to make a home to go back to. He wondered whether home was a thing that happened to a place after a while, or was something that you found in the end, if you simply walked and waited and willed it long enough".
"Si sedette su una riva erbosa ed osservò la città che lo circondava, e pensò che un giorno sarebbe dovuto tornare a casa. Ed un giorno avrebbe dovuto crearsi una casa a cui tornare. Si chiese se ad un luogo qualsiasi capitasse di diventare casa, dopo un po', o se casa fosse un posto che trovi alla fine, se semplicemente cammini ed aspetti e lo desideri abbastanza a lungo"
(Neil Gaiman, American Gods, p. 633. Traduzione mia)
Tombe la neige. La neve ed il freddo mi aspettavano all'aeroporto ieri sera, dopo i 30 gradi di Karachi e l'inverno un po' piu' clemente della Romagna.
Alla fine il volo Amsterdam-Bologna non me l'hanno cancellato, anche se e' partito con oltre un'ora di ritardo causa problemi tecnici. Fortunatamente, seduto accanto a me sul volo c'era un ragazzo simpatico di Ancona ed abbiamo chiacchierato un po'. Mi ha raccontato una storia sempre piu' comune fra gli sconosciuti con cui mi capita di parlare in aereo. Brillantemente laureato in ingegneria meccanica, questo ragazzo vuole fare ricerca ma desidera anche mantenersi da solo per non pesare sulla famiglia e per avere un minimo di indipendenza - le due cose sembrano inconciliabili in Italia e quindi, costui vive da due anni in Olanda, paese che non ama poi molto ma che gli offre buone possibilità lavorative. In un paesino poco distante da Amsterdam, questo ragazzo fa ricerca all'università con strumenti e risorse adeguati, percepisce uno stipendio buono anche se non da milionario, conosce gente, beve pessimo caffé e troppa birra. Un altro aggiunto alla lunga lista della fuga dei cervelli dal nostro paese.
Quando ascolto storie cosi' solitamente mi intristisco. Io per me adoro viaggiare e sono instabile per natura, nonostante il fatto che non sia piu' una ragazzina e sarebbe forse il caso di pianificare il futuro ed iniziare a circondarsi di una parvenza di normalità. Ma comprendo anche che la maggior parte delle persone siano felici dove sono e non desiderino particolarmente spostarsi dall'Italia - non per sempre, quantomeno. Ci sono una serie di fattori culturali e linguistici che tendiamo a dare per scontati ma che una volta lasciato il nostro paese ci mancano - la nostra lingua madre, i modi di dire, le parole scherzose in dialetto, il cibo, i riferimenti a programmi televisivi popolari o a libri che tutti hanno letto, i cartoni animati che tutti guardavamo da piccoli. Per imparare a comunicare e scherzare con amici stranieri, bisogna spogliarsi di queste cose ed assorbire le loro. Imparare giochi di parole in una lingua diversa. Assorbire brandelli di ricordi infantili altrui. A me viene naturale, forse perché avevo difficoltà ad integrarmi anche nel mio paese natale. Ero fuori posto in Italia, lo sono - talvolta - anche adesso ma ci sono abbastanza abituata. Capisco pero' chi, invece, è infelice quando lascia un luogo che trovava ospitale e da cui era riamato.
Un po' per via del freddo ed un po' a causa di tutta la tensione accumulata e della mancanza di sonno, quando sono scesa dall'aereo tremavo come una foglia. I miei genitori, mio fratello e mia sorella erano venuti a prendermi ed ho passato un finesettimana di regressione all'infanzia, ascoltando i Punkreas e gli Ska P con mio fratello, chiacchierando con mia sorella, scambiando battute sarcastiche con papà (siamo romagnoli e questo è il nostro modo di esprimere affetto), leggendo un po' di The Boy in the Striped Pyjamas e vedendo vecchi film in televisione. Mia madre ed io ci siamo, come sempre, commosse guardando insieme L'Appartamento di Billy Wilder e mi sono resa conto che era parecchio tempo che non (ri)vedevo un film che mi piacesse tanto - questa pellicola, credo, è quanto di piu' vicino alla perfezione ci sia nel mio personale taccuino delle commedie. Jack Lemmon e Shirley MacLane sono in stato di grazia, i dialoghi sono formidabili e la sceneggiatura raggiunge quel sottile equilibrio tra cinismo divertente, sentimento del contrario pirandelliano, tenerezza, black humour e saggezza filosofica che scalda il cuore dello spettatore senza utilizzare cliché, senza farlo sentire emotivamente manipolato, insomma, senza presupporre che chi guarda sia un cretino. Impossibile da trovare oggigiorno, praticamente (disse il truce moralista).
Le uniche interruzioni a questa vacanza da Ponte dell'Immacolata alle elementari sono state qualche (poche) ora di lavoro, un paio di telefonate agli amici stretti, un té con un'amica dell'università ed un pomeriggio di pub crawling con un altro amico (dopo un paio di birre, abbiamo progettato di trasferirci in Spagna insieme tra qualche anno ed adesso, da sobri, mi manda messaggi con le previsioni del tempo a Malaga).
Ieri sono tornata in Lussemburgo, con zero voglia di andare in ufficio e anche abbastanza incavolata col mondo. Sentimento che si è rafforzato quando, acceso il computer, ho trovato la mail di una collega che è stata licenziata ieri per scarso rendimento. E' stato veramente uno schiaffo in faccia. E mi è venuta voglia di licenziarmi e ricattare il mio capo per 60 mila dollari piu' benefit come in American Beauty. Veramente. Il mio capo, proprio in quel momento (probabilmente gli fischiavano le orecchie) mi ha aggiunto fra gli amici su Facebook. Io, per il momento, sto fancendo la gnorri e "dimentico" di aggiungerlo fra i miei a mia volta. Gli studi umanistici, talvolta, qualcosa insegnano. Timeo danaos et dona ferentes.
Ovvero, non volate mai con Emirates Airways.
Sono furente. Il volo con Emirates che ho preso stamattina era in ritardo di piu' di un'ora e cosi' ho perso la mia coincidenza. Lo steward americano ed il ground staff locale con cui ho interagito, oltre ad essere mediamente maleducati, non mi sono stati di nessun aiuto, mi hanno messa nell'hotel sbagliato e sono riusciti a trovarmi un altro volo su Bologna in modo da farmi arrivare solamente domani sera. Oggi credo di aver litigato con almeno 6 o 7 persone diverse e, a tratti, ero talmente stronza che mi davo fastidio da sola (giusto per ricordarmi che non sono buona come sembro ed in ogni caso, non buona come mi piace immaginarmi).
Le scuse e le bugie che mi venivano snocciolate rendevano, a tratti, la situazione talmente surreale da farmi sentire dentro alla Casa che Rende folli nelle 12 Fatiche di Asterix. Fino a quando, un'anima pia al customer desk di Emirates dell'hotel dove sono (Millennium Airport Hotel di Dubai - un postaccio, non andateci mai) mi ha aiutato a chiarificare quali fossero esattamente i miei orari per domani e con quali condizioni - gli incompetenti al check in desk non erano neanche stati in grado di emettere il mio biglietto per domani - e mi ha magnanimamente concesso 24 di internet gratuito. Adesso tengo le dita incrociate e spero che Alitalia non mi cancelli il volo Amsterdam-Bologna, 'ché a sto punto voglio veramente solo andare a casa.
L'unico aspetto positivo è che il mio capo mi fa lavorare da casa lunedi' e martedi' - che è molto fico, visto che ho trovato un volo Bologna-Francoforte Han a 30 euro, martedi' e quindi lavorero' da casa dei miei e la sera usciro' con gli amici. Giusto per dire che, al momento, il mio capo e mia madre sono le uniche due persone con cui oggi ho parlato e non ho litigato.
Ora vado a fare nuovamente la nazista al customer care desk per controllare la situazione...
E premetto che, in mezzo alla varia umanità della lega, Maroni è anche uno di quelli che mi sembrano piu' ragionevoli. Pero' quando leggo queste notizie, l'unica cosa che mi vengono in mente sono insulti e ipotesi di professioni alternative alla politica in cui il caro Roberto potrebbe impegnarsi.
Tipo è come se a Belfast pretendessero di chiudere tutte le chiese cattoliche perché sono piene di terroristi dell'IRA. Poi, stupidità del ragionamento a parte, Maroni sembra non rendersi conto che la sitazione delle ambasciate italiane nei paesi islamici è già abbastanza delicata, non hanno bisogno di altre grane (senza contare che a me poi toccherà spiegare la situazione ai miei amici musulmani in ufficio... Ma ormai credo siano abituati a queste cose: sulla scrivania potrei mettere le foto dei vari politici italiani ed attacarci sotto un post-it con la scritta "mi dissocio").
Boh, speriamo bene.
Ho finito mezz'ora fa il mio ultimo training e sto facendo la valigia.
Mi lascio alle spalle il Pakistan, in cui probabilmente tornero', alcune persone veramente adorabili conosciute qui e un po' di tensione dovuta al metal detector all'entrata dell'albergo, alle guardie col mitra che sorvegliano il cancello di ingresso e alle jeep di militari la cui presenza in centro si fa sempre piu' insistente.
Ha disintegrato tutti i miei pregiudizi, Karachi. Il mio gruppo di training, gli executive e persino i manager della banca nostra cliente sono stati eccezionali e mi hanno offerto un'ospitalità memorabile e, credo, tipicamente asiatica. Innanzitutto, i ragazzi e le ragazze a cui ho fatto lezione sono tutte persone molto motivate e brave in quello che fanno (cosa, ad esempio, non applicabile alla sottoscritta - su alcuni degli argomenti trattati in training sono ancora, di fatto, una scarpa). Molti di loro hanno vissuto all'estero per qualche tempo, altri vorrebbero provare; le ragazze nel dipartimento di IT sono solo tre, una indossa un velo sui capelli, le altre due no. Parlano coi colleghi, scherzano, scambiano domande e consigli, come in tutti gli uffici del mondo. Quando io ho chiesto se dovevo indossare il velo, Javed - il manager della sede di Karachi - ha storto il naso e mi ha preso un po' in giro dicendo "E cosi' sei anche tu imbevuta della disinformazione diffusa dalla CNN". Io in realtà ero veramente in buona fede ma un po' mi sono sentita in imbarazzo.
La capisco questa indignazione. E' la stessa cosa che provo io quando mi sbattono in faccia gli stereotipi sull'Italia. Dai telegiornali di tutto il mondo, l'idea che emerge al momento è che i pakistani siano tutti terroristi o fanatici religiiosi. Non è cosi', non c'è solo questo. La classe media, quelli che per vivere devono lavorare ma sono abbastanza fortunati da aver ricevuto una buona istruzione, sono persone mediamente molto cosmopolite e aperte. L'Islam è vissuto come in Italia si vive il cattolicesimo - ossequio ufficiale (almeno dalla maggioranza), applicazione dei suoi principi con eccezioni (ad esempio, l'alcol è proibito ma molti ristoranti consentono agli avventori di portarlo da casa...), qualche fissato. E anche gli estremismi, in Pakistan, sono piu' dettati dalla lotta di classe e dalla sperequazione della ricchezza che non a questioni di fanatismo - quando un albergo di lusso (come quello da cui sto scrivendo io al momento) salta in aria, l'obiettivo non necessariamente gli occidentali ma coloro che sprecano risorse quando altri muiono di fame. Cosi' sostengono i miei colleghi pakistani, almeno. Io, personalmente, sospetto che ragioni sociali, ragioni politiche ed estremismo religioso siano intrecciate in un nodo inscindibile - pero' si', c'è decisamente anche l'impressione che noi arroccati in banche, uffici e ristoranti siamo visti come i privilegiati di Versailles durante la rivoluzione francese (forse perché ho guardato troppo Lady Oscar?).
Al momento, pero', mi lascio alle spalle queste contraddizioni ed il lavoro e cio' che di sospeso ho lasciato in Lussemburgo. Questo finesettimana, me ne torno in Italia, a casa dei miei.
A risentirci (o rivederci, per alcuni).
"I can believe things that are true and I can believe things that aren't true and I can believe things where nobody knows if they're true or not. I can believe in Santa Claus and the Easter Bunny and Marylin Monroe and the Beatles and Elvis and Mister Ed. Listen - I believe that people are perfectible, that knowledge is infinite, that the world is run by secret banking cartels and is visited by aliens on a regular basis, nice ones that look like wrinkledy lemurs and bad ones who mutilate cattle nd want our water and our women. <i believe that the future sucks and that the future rocks and I believe that one day White Buffalo woman is going to come back and kick everybody's ass. I believe that all men are just overgrown boys with deep problems communicating and that the decline of good sex in America is coincident with the decline of Drive-In Movie theatres from state to state. I believe all politicians are unpricipled croocks and I still believe that they are better than the alternative. I believe that California is going to sink into the sea when the big one comes, while Florida is going to sink into madness and alligators and toxic waste. I believe that antibacterial soap is destroying our resistance to dirt and desease so that one day we'll all be wiped out by the common cold like the Martians in War of the Worlds. I believe that the greatest poets of the last century were Edith Sitwell and Don Marquis, that jade is dragon sperm, and that thousands of years ago in a former life I was one-harmed Siberian Shaman. I believe that Mankkind's destiny lies in the stars. I believe that candy really did taste better when I was a kid, that it's aerodynamically impossible for a bumblebee to fly, that light is a wave and a particle, that there's a cat in a box somewhere who's alive and dead at the same time (although if they don't ever open the box to feed it it'll be eventually just be two different kind of dead.), and that there are stars in the universe billions of years older than the universe itself. I believe in a personal god who cares about me and worries and oversees everything I do. I believe in an impersonal god who set the universe in motion and went off to hang with her girlfriends and doesn't even know that I am alive. And I believe in an empty godless universe of causal chaos , background noise and sheer blind luck. I believe that anyone who says that sex is overrated just hasn't done it properly. I believe that anyone who claims to know what's going on will lie about the little things too. I believe in absolute honesty and sensible social lies. I believe in a woman's right to choose, a baby's right to live, that while all human life is sacred there is nothing wrong with the death penalty if you can trust the legal system implicitly, and that no one but a moron would trust the legal system. I believe thet life is a game, life is a cruel joke and that life is what happens when you are alive and that you might as well lie back and enjoy it".
[ "Riesco a credere a cose che sono vere e riesco a credere a cose che non sono vere e posso credere a qualcosa quando nessuno sa se sia vero o no. Posso credere a Babbo Natale e al Coniglietto di Pasqua e a Marilyn Monroe, e ai Beatles e a Elvis e a Mister Ed. Ascolta - Credo che le persone siano perfettibili, che la conoscenza sia infinita, che il mondo sia dominato da monopoli bancari segreti e venga visitato regolarmente dagli alieni, sia da quelli benevoli che assomigliano a lemuri rugosi che quelli malvagi che mutilano il bestiame e vogliono la nostra acqua e le nostre donne. Credo che il futuro sia uno schifo e credo che il futuro sia una favola e credo che un giorno la donna del Bufalo Bianco tornerà fra noi e spaccherà il culo a tutti. Penso che tutti gli uomini siano solo ragazzini troppo cresciuti con grossi problemi a comunicare e che il declino del sesso soddisfacente in America coincida col declino dei cinema Drive-In da stato a stato. Credo che tutti i politici siano farabutti senza principi e, comunque, credo che siano meglio dell'alternativa. Penso che la California affonderà nel mare quando arriverà qualcosa di grosso, mentre la Florida sarà dissolta in follia, alligatori e rifiuti tossici. Penso che i detergenti antibatterici stiano distruggendo le nostre difese immunitarie contro sporcizia e malattie cosi', un giorno, verremo tutti spazzati via da un semplice raffreddore, come i Marziani nella Guerra dei Mondi. Credo che i piu' grandi poeti del secolo scorso siano Edith Sitwell and Don Marquis, che la giada sia sperma di drago esiccato, credo di essere stata uno sciamano siberiano con un braccio solo in una vita precedente, migliaia di anni fa. Credo che il destino del genere umano risieda nelle stelle. Credo che le caramelle avessero veramente un sapore migliore quando ero bambina e che sia aerodinamicamente impossibile che un bombo voli. che la luce sia un'onda ed una particella, e che ci sia un gatto dentro a una scatola - da qualche parte - che è vivo e morto allo stesso tempo (per quanto, se qualcuno non apre la scatola per dargli da mangiare ad un certo punto, il gatto sarà solamente morto in due modi diversi), e credo che ci siano stelle nell'universo che sono piu' vecchie dell'universo stesso di miliardi di anni. Credo in un dio personale che ha cuore il mio destino e si preoccupa ed osserva ogni cosa che faccio. E credo in una dea impersonale che ha messo in moto l'universo e poi è uscita con le amiche e nemmeno sa che sono viva. E credo in un universo vuoto e senza dio, fatto di di caos causale, rumore di sottofondo e semplice cieca fortuna. Credo che chiunque dica che il sesso è sopravvalutato non lo abbia mai fatto decentemente. Credo che anche chi afferma di sapere quello che accade veramente mentirà sulle piccole cose. Credo nell'onestà assoluta e nelle bugie di cortesia dettate dal buon senso. Credo nel diritto di scegliere della donna , nel diritto di vivere del bambino, credo nel fatto che la vita umana sia sacra ma che non ci sia nulla di sbagliato nella pena di morte se si puo' avere completa fiducia nel sistema giudiziario. E credo che solo un cretino potrebbe avere completa fiducia nel sistema giudiziario. Penso che la vita sia un gioco, che la vita sia uno scherzo crudele e che la vita sia quello che accade quando siamo vivi e che si possa persino rilassarsi e godersela".
(Neil Gaiman, American Gods, p. 424-425. La traduzione è mia)
Del tipo che quando decido di spostarmi in Asia e/o Medioriente, i cavalieri dell'Apocalisse mi precedono galoppando.
Che dire? Me la sto ovviamente facendo sotto, ma ho dato la mia parola e quindi sabato parto comunque per il mio training a Karachi. Sono di natura una persona fatalista, ma ovviamente non mettero' piede fuori dall'albergo se non per andare al lavoro e in macchina, per giunta. Mi porto un velo da mettere sui capelli e, spero, una buona dose di pensieri positivi delle persone che mi vogliono bene (alcune delle quali sono musulmane, peraltro, e sono forse quelle piu' arrabbiate contro i terroristi).
Con il signor M. - che è invece musulmano ma non tra quelli che mi vogliono bene - non ci parliamo da giorni, precisamente da quando ho scoperto che è un mitomane. Nel frattempo sono successe altre piccole meschinità di cui non ho voglia di parlare e che mi hanno ferito un po', ma hanno anche avuto il vantaggio di accellerare il famoso defluire di sentimenti romatici nei confronti di qualcuno che, putroppo, conosco cosi' bene (negazione dell'ovvio, rabbia, depressione, accettazione).
Per fortuna, in ufficio, comincio a farmi degli amici e, se non parlo e non guardo la fonte dei miei mali, il clima è quasi idilliaco. E per quasi idilliaco intendo che la gente che mi sta simpatica ed io, potendo, investiremmo quasi tutto il management con un cherokee se tutto il management si trovasse, per caso, ad attraversare la strada fuori dalle strisce, in centro.... Pero' ci divertiamo. L'unica cosa è che, si', per la mia salute mentale dovrei veramente smetterla di lavorare per le multinazionali. E questo potrebbe essere un buon regalo di compleanno di me stessa a me stessa, tipo varcata la soglia degli anta.
Al di là di tutto, pero', al di là del fatto che l'amore non va, e che al lavoro c'è un clima forzatamente competitivo ed un paio di individui che sembrano usciti da un manuale sulle patologie sociali, la cosa che continua a sorprendermi è che sto trovando persone che mi aiutano e mi vogliono bene anche qui. Che si sommano agli amici in Italia e agli amici a Dublino in una specie di grande catena. E mi sento abbastanza fortunata perché, pur avendo trent'anni, posso ancora dire di credere se non nelle persone, almeno in una minoranza delle persone.